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:: Oggi è Mercoledì 25 Maggio 2005 ::

- Materie : : : Tecnica Bancaria

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1. Introduzione
Con le parole "Tecnica Bancaria" siamo liberi di ampliare notevolmente il discorso parlando specificatamente di Commercio. Il termine commercio indica un trasferimento di beni a scopo di scambio, che si attua tramite intermediari. L'economista inglese Adam Smith scrisse nella Ricchezza delle nazioni (1776) che "la propensione a scambiare una cosa con un'altra" è una caratteristica intrinseca della natura umana e che l'espansione del commercio costituisce uno dei cardini del processo di modernizzazione. Il commercio consente infatti di organizzare la produzione sulla base del principio della divisione del lavoro e quindi di procurarsi oggetti che non si producono personalmente.

2. Gli inizi dello Scambio
Nella storia dell'umanità, i primi scambi avvennero trasferendosi l'un l'altro, direttamente, i beni posseduti (sia agricoli sia artigianali), ricorrendo cioè al baratto. Questa prima forma di scambio durò millenni ed è tuttora praticata nelle società tradizionali e, sebbene di rado e soprattutto in particolari momenti (ad esempio nei periodi di guerra), anche nelle società più sviluppate.
Il baratto era però una forma di commercio con molti limiti, intanto perché era difficile differire nel tempo lo scambio, ma soprattutto per la difficoltà a stabilire il valore rispettivo dei beni scambiati, influenzato da una miriade di fattori, personali e materiali (la necessità di avere quel bene, la deperibilità, la trasportabilità ecc.). L'introduzione della moneta facilitò lo sviluppo del commercio, la sua espansione sul territorio, il contatto e lo scambio con culture lontane. rxnorth.com

3. La Via della Seta
La "via della seta", che collegava la Cina alla Roma imperiale, fu una delle prime vie commerciali di grande importanza a partire dal 100 a.C., quando la dinastia Han rese sicure le vie carovaniere in gran parte dell'Asia Centrale; sui suoi 6000 km, che collegavano la capitale cinese Xi'an alle coste del Mediterraneo, transitarono sete cinesi, lana e metalli preziosi provenienti dall'impero romano e merci pregiate di paesi intermedi quali India e Arabia. Un consistente commercio costiero si svolgeva anche nel Mediterraneo, nel mare Arabico, nell'oceano Indiano e nel Pacifico settentrionale. Gli sconvolgimenti politici che si verificarono dopo il V secolo d.C. nei territori attraversati dalla via della seta interruppero i flussi commerciali, che ripresero solo saltuariamente, durante i periodi di pace.

4. Il Commercio nel Medioevo
Dopo il declino conseguente al crollo dell'impero romano, il commercio europeo si espanse gradualmente durante il Medioevo, soprattutto nel XII e XIII secolo. Il commercio su lunghe distanze diventò più sicuro quando i mercanti iniziarono a unirsi in associazioni per la protezione dei convogli. Le principali rotte si estendevano dal Baltico e dall'area orientale del Mediterraneo fino all'Europa centrale e settentrionale. Dal Nord giungevano legno, metalli, pellami, mentre dall'Oriente provenivano spezie, gioielli e tessuti. In cambio, l'Europa occidentale esportava materie prime e manufatti: gli inglesi vendevano lana, gli olandesi aringhe salate, la Francia sale, l'Italia vino, frutta e olio. Le città italiane e tedesche, al centro di queste rotte, promossero e gestirono il commercio. Per tutto il Medioevo l'interscambio tra Europa e Asia rimase invece limitato, soprattutto a causa dell'elevato costo dei trasporti e dell'insicurezza del percorso.

5. L'inarrestabile crescita del commercio
Lo sviluppo della navigazione nel XV e XVI secolo, particolarmente accentuato nell'Italia delle repubbliche marinare, dette notevole impulso al commercio. Con la riduzione del costo del trasporto sulle lunghe distanze, iniziò l'importazione su vasta scala di cereali dal Baltico all'Olanda e ad altre regioni dell'Europa. Nuove rotte oceaniche tra Europa e Oriente consentirono di importare dall'Asia incalcolabili quantità di merci a costi molto inferiori del trasporto terrestre. La scoperta dell'America generò scambi di nuovi prodotti quali tabacco, metalli, essenze pregiate sconosciute in Europa.
Lo sfruttamento, da parte degli spagnoli, dei ricchi giacimenti di oro e argento di Messico e Perù, impresse una svolta al commercio internazionale. L'afflusso di metalli preziosi e i nuovi mercati aperti dalle conquiste coloniali conferirono un nuovo ruolo economico e politico ai paesi europei. Con l'aumentare delle distanze attraverso le quali si attuavano gli scambi, cresceva anche l'organizzazione commerciale. Migliaia di piccoli commercianti costituirono associazioni in grado di esportare e importare da tutti i continenti merci di ogni tipo e qualità. Non di rado queste associazioni possedevano navi, con cui svilupparono a ritmo vertiginoso gli scambi dei principali generi di consumo: le importazioni di tabacco dalla Virginia e dal Maryland verso l'Inghilterra, ad esempio, crebbero nel XVII secolo di mille volte.
Parallelamente si svilupparono nuove forme di organizzazione commerciale e le piccole associazioni vennero assorbite e rimpiazzate da grandi e potenti compagnie. Queste nuove organizzazioni, la varietà e la quantità dei beni scambiati, le innovazioni tecnologiche apportate alla navigazione, lo sviluppo di nuovi mezzi di pagamento (le lettere di cambio e di credito), contribuirono alla nascita del commercio moderno. Da questo momento lo scambio commerciale non cessò mai di crescere e si intensificò ulteriormente in seguito alla rivoluzione industriale.

6. Gli effetti dell'Industrializzazione
Alla fine del 1750 gli scambi di materie prime avevano ormai superato in importanza il commercio delle spezie; negli anni successivi il commercio subì un'ulteriore trasformazione, che rafforzò il ruolo dell'Europa nell'economia internazionale. I paesi europei, in piena rivoluzione industriale, acquistavano materie prime dai paesi stranieri e scambiavano, principalmente tra loro, prodotti finiti. La crescita industriale fu accompagnata da un forte incremento del commercio. Tra il 1750 e il 1914, il valore dei beni scambiati si quintuplicò; nell'arco del XIX secolo le merci trasportate via mare passarono da 4 milioni a 30 milioni di tonnellate e gran parte di questi scambi venivano gestiti da mercanti europei.
La crescita industriale influenzò il commercio sotto diversi aspetti, dando sin dall'inizio impulso alla circolazione delle materie prime: la meccanizzazione dell'industria tessile europea provocò infatti un notevole incremento delle esportazioni americane di cotone grezzo. Dopo il 1850 crebbe anche il commercio di cereali, carne e lana, che l'Europa scambiava con prodotti dell'industria.
Altra rilevante ripercussione della crescita industriale fu la rivoluzione del trasporto terrestre: l'invenzione della macchina a vapore e la costruzione di reti ferroviarie promossero il commercio dalle coste all'interno di ogni continente, soprattutto in Nord America, Asia e America latina.
Con la rivoluzione industriale si avverò un'altra rivoluzione, nella concezione economica, che vide le concezioni mercantilistiche lasciare il passo a nuove idee, a una nuova visione dello scambio come attività creatrice di profitto per tutte le parti che vi concorrono. L'adozione di queste idee da parte degli stati portò a uno smantellamento progressivo delle misure protezionistiche.

7. Tra le Guerre Mondiali
La prima metà del Novecento si caratterizzò per una ripresa del protezionismo economico. Durante i primi anni del secolo gli scambi vissero una fase di stallo a causa delle politiche economiche nazionali, che furono riviste solo dopo la prima guerra mondiale. La protezione dei mercati nazionali comunque continuò; negli anni Venti, ad esempio, gli Stati Uniti e molti altri paesi introdussero nuovi dazi doganali.
Con la Grande Depressione del 1929 il commercio subì un ulteriore contraccolpo e a partire dal 1930 furono imposti numerosi controlli sulle importazioni. Tuttavia nel periodo tra le due guerre il commercio crebbe, sebbene lentamente, fino a subire una nuova interruzione con lo scoppio della seconda guerra mondiale.

8. Sviluppi recenti
Alla fine della guerra iniziò un periodo caratterizzato da una inedita crescita del commercio internazionale. La riduzione delle barriere commerciali, in particolare dei dazi doganali, e la continua espansione degli scambi furono due notevoli risultati delle intese prodotte dall'Accordo generale sulle tariffe e il commercio (GATT), e dalla creazione delle Unioni doganali. Sebbene tra il 1954 e il 1974 le esportazioni mondiali fossero più che raddoppiate in volume e aumentate di otto volte in valore, lo sviluppo non fu bilanciato tra i vari paesi. Negli anni Cinquanta le esportazioni delle nazioni industrializzate del Nord America e dell'Europa occidentale si espansero rapidamente, mentre le esportazioni dei paesi in via di sviluppo segnarono il passo. Le quote di mercato mondiale del Giappone e della Comunità Europea crebbero, mentre quelle dell'URSS e dell'Europa orientale diminuirono.
Nel suo insieme il valore del commercio internazionale mondiale (esportazioni e importazioni) fece registrare incrementi eccezionali. Ciononostante, negli anni Settanta e Ottanta si manifestarono nuove spinte protezionistiche. Molti paesi imposero quote sulle importazioni e negoziarono restrizioni volontarie delle esportazioni, generando un fenomeno noto come "neoprotezionismo". L'effetto di questa nuova ondata di protezionismo fu però ridimensionato negli anni Novanta, con la conclusione delle trattative dell'Uruguay Round del GATT, dalla creazione dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), dell'Accordo nordamericano di libero scambio (NAFTA) e dello Spazio economico europeo (SEE), dalla ratifica del trattato di Maastricht e da nuovi accordi di libero scambio tra i vari paesi.



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